MILANO - Simone Gabrielli è biologo nutrizionista e divulgatore scientifico, impegnato nel rendere accessibili al grande pubblico temi legati all’alimentazione e alla salute. Nell’intervista racconta il percorso che lo ha portato dalla biologia molecolare alla nutrizione e alla divulgazione sui social, soffermandosi sui rischi della disinformazione alimentare e delle diete “miracolose”. Spazio anche al ruolo dell’idratazione nel benessere quotidiano, agli errori più comuni nel rapporto con l’acqua e all’importanza di una comunicazione scientifica chiara, capace di fornire strumenti utili per compiere scelte più consapevoli.
Ciao Simone, sei biologo nutrizionista e divulgatore scientifico: come nasce il tuo percorso e quando hai capito che volevi raccontare la scienza e l’alimentazione anche attraverso i social?
La passione per la divulgazione scientifica mi accompagna da sempre: fin da bambino amavo raccontare a chiunque mi stesse intorno quello che imparavo guardando i documentari di Piero Angela. Tuttavia, l'idea che questa passione potesse trasformarsi in una professione concreta è nata solo con l'avvento dei social network. C'è voluto del tempo per sperimentare, trovare il mio stile e strutturarmi, ma dopo anni di lavoro sono riuscito a renderlo un impegno a tempo pieno, una svolta di cui devo ringraziare Cookist.
Mentre il mio percorso come biologo nutrizionista è stato frutto di un'evoluzione: scelsi la laurea in biologia molecolare senza sapere bene che cosa avrei fatto dopo, volevo solo studiare per il gusto di conoscere e all’inizio ero molto indeciso se orientarmi verso la genetica o la microbiologia, due branche che mi affascinano da sempre. La svolta è arrivata durante il corso di biochimica funzionale: studiare il viaggio delle molecole, dal cibo fino alle vie metaboliche, mi ha fatto capire che la nutrizione era esattamente la mia strada.
Oggi si parla continuamente di alimentazione “perfetta” e di diete miracolose: qual è il rischio più grande della disinformazione online quando si parla di cibo e salute?
Purtroppo oggi il mondo della nutrizione online è una giungla, e distinguere chi vuole davvero aiutare le persone da chi cerca solo di approfittarsene è diventato difficilissimo. Il rischio più grande è quello di compromettere la propria salute nel lungo periodo. Molte diete 'miracolose', infatti, fanno perdere peso velocemente e regalano un iniziale benessere, alimentando un passaparola positivo. I veri problemi, però, rischiano di emergere a distanza di anni: carenze nutrizionali, disturbi cardiovascolari, disturbi alimentari o un aumento del rischio oncologico. Ecco perché una cosa che ripeto spesso è: in un percorso nutrizionale non conta quanti chili si perdono, ma come si perdono, mettendo sempre la salute al primo posto.
Un altro grande errore è pensare alla dieta solo come a un piano temporaneo per perdere peso. In realtà, la dieta, per definizione, è l'insieme degli alimenti e delle bevande che un individuo consuma abitualmente: è ciò che mangiamo ogni giorno. L'obiettivo deve essere quello di mantenere il nostro stile alimentare il più equilibrato possibile. Questo non significa essere rigidi: ci saranno sempre periodi in cui mangeremo un po’ di più, senza badare a dosi e frequenze, e periodi in cui saremo più attenti. La chiave è trovare un equilibrio sostenibile da portare avanti nel tempo, per mantenerci in forma e in salute.
Quanto conta davvero l’idratazione nel benessere quotidiano e quali sono gli errori più comuni che facciamo nel rapporto con l’acqua?
L’idratazione è fondamentale: come ormai molti sanno, siamo composti per circa il 60% di acqua (con variazioni in base a genere ed età). Senza acqua le nostre cellule semplicemente non possono funzionare, ed è per questo che dobbiamo idratarci costantemente. Basta anche solo un 1-2% di disidratazione per iniziare a soffrire di stanchezza e cali di concentrazione. Se questa percentuale sale anche solo di poco, compaiono i crampi muscolari, a cui spesso diamo la colpa a una carenza di minerali quando, con ogni probabilità, la causa è proprio la disidratazione. Persino la stitichezza, in una buona percentuale di casi, è legata a questo fattore.
L’errore più comune? Pensare di dover bere solo quando si ha sete. In realtà, quando sentiamo le fauci secche siamo già disidratati. Dobbiamo ricordarci di bere costantemente durante la giornata, soprattutto in alcune fasce d’età come bambini e anziani, in cui lo stimolo della sete è meno efficiente.
Si consiglia sempre di bere da 1,5 a 2 litri di acqua al giorno, ma attenzione: questa è un'indicazione generica e standard. Il reale fabbisogno di acqua varia in base all'età, allo stile di vita, all'attività fisica e persino alla stagione. Ad esempio, d'estate col caldo o durante lo sport perdiamo molti più liquidi con il sudore, quindi dobbiamo bere di più. Inoltre ricordo che parte del nostro fabbisogno idrico giornaliero viene dai cibi, in particolare da frutta e verdura fresche.
Nei tuoi contenuti riesci a rendere la scienza accessibile senza renderla allarmistica o complicata: secondo te, qual è il segreto per fare divulgazione efficace oggi?
Trovare il 'segreto' per fare buona divulgazione oggi è complicato, soprattutto sui social, dove l'allarmismo e la disinformazione sono all'ordine del giorno. In base alla mia esperienza, la chiave è una sola: la massima chiarezza. Ogni volta che preparo un video mi chiedo sempre: “Come spiegherei questa cosa a un amico?”. Il mio obiettivo è rendere semplice e accessibile un argomento all'apparenza complesso, senza però cadere in risposte banali o dogmatiche come “questo cibo fa bene” o “questo fa male”. Mi piace spiegare il perché delle cose, mostrando cosa c’è dietro un ragionamento e quali prove scientifiche lo supportano. Nei miei video non voglio solo dare una risposta pronta, ma insegnare un metodo e fornire gli strumenti per capire da soli certi argomenti e magari non farsi fregare da qualche video allarmista trovato sui social.
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