MILANO - Ogni anno, il 3 ottobre, il mondo si ferma a riflettere sullo stato dei nostri centri abitati in occasione della Giornata Mondiale dell'Habitat. Istituita dalle Nazioni Unite, questa ricorrenza ci invita a ripensare al modo in cui progettiamo, costruiamo e viviamo le nostre città, ponendo l'accento sul diritto fondamentale a un rifugio adeguato e sostenibile.
Tuttavia, non può esistere un habitat umano prospero, sicuro e resiliente senza un rapporto equilibrato con la risorsa più preziosa che abbiamo a disposizione: l'acqua. Le "città che rispettano l'acqua" rappresentano una necessità assoluta e urgente, dettata dalle grandi sfide ambientali del nostro secolo.
L'urgenza di un nuovo paradigma urbano
Nel contesto attuale, caratterizzato da un'urbanizzazione senza precedenti e dagli effetti sempre più evidenti del cambiamento climatico – secondo le stime del Dipartimento degli Affari Economici e Sociali dell'ONU, circa il 68% della popolazione mondiale vivrà in aree urbane entro il 2050 –, il modello tradizionale di sviluppo urbano ha mostrato tutti i suoi limiti. Per decenni, abbiamo costruito città completamente impermeabili, sigillando il suolo con asfalto e cemento, trattando l'acqua piovana come un problema da smaltire il più velocemente possibile attraverso reti fognarie sotterranee e tubature.
Oggi, questo approccio "lineare" si scontra duramente con la realtà degli eventi meteorologici estremi. Da un lato, le improvvise bombe d'acqua causano allagamenti disastrosi perché il terreno non è più in grado di assorbire le precipitazioni; dall'altro, i periodi prolungati di siccità mettono in ginocchio l'approvvigionamento idrico e trasformano le città in isole di calore insopportabili. La Giornata Mondiale dell'Habitat ci ricorda che dobbiamo invertire la rotta in modo radicale, passando da un approccio urbano che "combatte" l'acqua a uno che la accoglie, la tutela e la valorizza.
La rivoluzione delle "Città Spugna" (Sponge Cities)
È proprio in questo scenario che entra in gioco il concetto di pianificazione urbana sensibile all'acqua e il modello delle cosiddette "città spugna" (Sponge Cities). Questo nuovo paradigma architettonico si basa su un'idea tanto semplice quanto rivoluzionaria: restituire all'acqua il suo spazio naturale all'interno del tessuto urbano, imitando il ciclo idrologico della natura.
Le città spugna utilizzano un mix di infrastrutture blu e verdi. Parchi allagabili (progettati per riempirsi d'acqua durante le forti piogge senza creare danni), tetti verdi sui palazzi, giardini della pioggia (rain gardens), pavimentazioni drenanti e zone umide urbane lavorano in sinergia per trattenere l'acqua piovana. Questo sistema diffuso permette di filtrare l'acqua in modo naturale e di rilasciarla gradualmente nel terreno o nei bacini. In questo modo, non solo si riduce drasticamente il rischio di alluvioni alleggerendo il carico sui sistemi fognari, ma si creano anche riserve idriche preziose nel sottosuolo, utili ad affrontare i sempre più frequenti periodi di siccità.
Gestione circolare e lotta agli sprechi
Ma una città che rispetta l'acqua non si limita a gestire le precipitazioni. La gestione sostenibile delle risorse idriche richiede una visione olistica e circolare che coinvolga l'intero ciclo dell'acqua urbana. Questo significa, innanzitutto, affrontare il problema cronico delle perdite idriche.
In molte aree del mondo, le reti acquedottistiche obsolete disperdono quantità inaccettabili di acqua potabile prima ancora che questa raggiunga i rubinetti delle nostre case. Il caso italiano è emblematico: i report ufficiali dell'ISTAT certificano che, nel 2022, le perdite idriche nelle reti di distribuzione dei capoluoghi di provincia hanno raggiunto il 42,4%, pari a 157 litri al giorno per abitante andati letteralmente sprecati. Investire nella modernizzazione delle infrastrutture attraverso l'uso di tecnologie intelligenti, sensori per il monitoraggio in tempo reale e reti idriche smart è il primo passo necessario.
Inoltre, la vera circolarità idrica passa dal riutilizzo. Promuovere il recupero delle cosiddette "acque grigie" – le acque provenienti da lavandini e docce – è fondamentale. Dopo un trattamento di depurazione adeguato, queste acque possono essere impiegate per usi non potabili, come gli scarichi dei servizi igienici, il lavaggio delle strade o l'irrigazione del verde pubblico, riducendo in modo massiccio il prelievo di acqua dolce dalle fonti naturali primarie.
I benefici: salute, biodiversità e benessere
I vantaggi di una pianificazione urbana incentrata sull'acqua vanno ben oltre la mera gestione della risorsa. Le infrastrutture blu e verdi trasformano radicalmente l'estetica e la vivibilità dei nostri quartieri. I corsi d'acqua un tempo interrati e oggi riportati alla luce (una pratica urbanistica nota come daylighting), insieme ai laghetti urbani, offrono nuovi spazi ricreativi per i cittadini, promuovendo la socialità e il benessere psicofisico. L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha evidenziato in numerosi report come l'accesso a spazi urbani blu e verdi riduca lo stress, migliori la salute mentale e promuova l'attività fisica.
Dal punto di vista ecologico, questi spazi diventano vere e proprie oasi per la biodiversità, offrendo rifugio a uccelli, insetti impollinatori e piante acquatiche. Inoltre, la presenza di acqua superficiale e vegetazione contribuisce in modo decisivo a rinfrescare l'aria circostante, mitigando il pericoloso effetto "isola di calore" durante le estati sempre più torride.
Un impegno collettivo per le metropoli di domani
La Giornata Mondiale dell'Habitat del 3 ottobre ci offre lo spunto ideale per guardare al futuro dei nostri spazi abitativi con una nuova lente. Ripensare la pianificazione urbana e la gestione sostenibile delle risorse idriche è una straordinaria opportunità per riprogettare città più belle, sane, eque e resilienti. L'acqua non è un nemico da arginare, né una risorsa infinita da dare per scontata: è l'elemento fondante della vita stessa. Rispettarla significa, in ultima analisi, rispettare il nostro stesso habitat e garantire un futuro prospero alle generazioni che abiteranno le metropoli di domani.
Di Salvatore Galeone